Smartphone: 7 modi in cui violano la tua privacy (e come proteggerti!)

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Smartphone, croce e delizia dei nostri giorni. Un’estensione della mano per moltissimi di noi. Attenzione però, purché collegati ad Internet. Avete mai provato l’ebbrezza di ritrovarvi un fermacarte di centinaia di Euro perché nel luogo in cui vi trovavate non c’era ricezione? Sicuramente si e non sarà stata una bella esperienza.

L’accoppiata smartphone e connessione ad Internet è tanto bella quanto potenzialmente pericolosa. Soprattutto per la nostra privacy. Anche i più piccoli gesti quotidiani possono esporci a diffusione inconsapevole dei nostri dati personali.

Mi è capitato di leggere un pezzo dei colleghi di MakeUseOf, in cui sono elencati 7 modi – anche piuttosto banali – con cui il nostro smartphone ci spia, letteralmente. Ho deciso di riproporlo anche a voi, aiutandovi – dove possibile – ad obbligare il nostro device a “limitare i pettegolezzi sul nostro conto”.

1) Ma ci serve proprio così tanto segnare ogni luogo dove scattiamo una foto?

Per carità, è comodo ed utile. Soprattutto quando lo smartphone mette in ordine gli scatti in base al luogo. Peccato però che più metadati lasciamo all’interno di una fotografia, maggiore sarà il rischio che vadano in giro assieme alla foto quando la inviamo.

Quindi, forse è meglio ricordare a mente dove abbiamo scattato la foto e disabilitare – dalle impostazioni dell’app fotocamera – il salvataggio del tag geografico.

2) Non registrare il mio schermo!

Non penserete mica di essere gli unici a decidere se e quando lo smartphone può registrare schermo e suoni ambientali. Basta l’applicazione sbagliata, il permesso dato con troppa superficialità ed ecco che quello che appare sul nostro schermo può essere registrato e trasmesso a terze parti per scopi – speriamo – commerciali. In questo caso, porre attenzione a quello che scarichiamo ed installiamo é l’unica cosa da fare.

3) Il browser Web tiene traccia dei nostri dai, ma non sono tutti “buoni e bravi”

Lo so che sapete. Come non sapere con la tempesta del GDPR, le milioni di email, i cookie che ci perseguitano. Bisogna però capire che non solo i siti Web ci tracciano, ma anche i browser che utilizziamo per navigare. Per questo motivo, è sempre bene essere sicuri di quale browser utilizziamo, in modo da evitare che i nostri dati finiscano chissà dove.

4) Prenditi un attimo prima di concedere permessi

Quando scarichi una nuova applicazione, inevitabilmente dovrai concedere dei permessi. Ti sei mai soffermato a controllare con attenzione di quale genere siano? Probabilmente, non hai bisogno di concedere tutti quelli che l’app di turno chiede.

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Se, tanto per fare un esempio, un’app meteo chiede di accedere al tuo archivio interno probabilmente questo non serve. Non dare consensi velocemente, ma presta attenzione.

5) I sensori, anche loro sono traditori!

Lo ammetto, non so bene cosa possa farsene un’app di dati relativi ad accelerometro e giroscopio. Però bussola, barometro e simili possono rivelare altri dettagli sui nostri spostamenti. Attenzione anche a quelli.

6) Le celle di rete, ma qui c’è solo da arrendersi

Anche i nostri gestori possono, potenzialmente, spiarci. La cella alla quale il nostro smartphone si attacca più spesso e per più tempo può rivelare molto delle nostre abitudini (dove andiamo più spesso, ad esempio). Qui alzo le mani, o la cabina telefonica oppure ci teniamo il controllo delle compagnie telefoniche. So che avete già scelto!

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7) “Uh, che bello! Una rete Wi-Fi libera!”

Quando trovate una rete Wi-Fi libera, frenate un attimo gli entusiasmi. Prima di collegarvi, cercate di capire da chi sia state generata. In caso di dubbi, desistete. Nella migliore delle ipotesi vi traccerà per rivendere dati a società commerciali, nella peggiore vi prenderà anche i dati dell’home banking. 🙂

Bene, tutto chiaro? No, non c’è bisogno di sotterrare lo smartphone nell’angolo più lontano del giardino. Basta un po’ di accortezza per trasformarlo in uno strumento un po’ meno spione!

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FONTEMakeUseOf
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Carla Stea
Recensore ed editor in ambito Tech, non ho ancora capito se è un lavoro o una passione. Il confine è sottile. Classe 1990, ho abbandonato le bambole prima di capire a cosa servissero realmente. Sono appassionata di tecnologia sin da piccolissima, mi divertiva qualsiasi cosa si azionasse premendo un bottone. Ho avuto il primo PC, il mitico Commodore 64, a 6 anni. Senza capirci nulla mi divertivo a ricopiare pagine e pagine di codici solo per veder apparire un'animazione. Crescendo ho imparato, rompendone tanti, come utilizzare al meglio computer e gadget tecnologici vari. Attualmente, scrivo articoli e produco videorecensioni per diversi siti web di informazione ricercando i contenuti più interessanti presenti dedicati all' high-tech.

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