Una BQ Witbox 2 per creare protesi ortopediche 3D ed aiutare il Kenya

Una BQ Witbox 2 e la volontà di aiutare il prossimo. Sono gli ingredienti che hanno permesso ad un giovane spagnolo di iniziare a produrre protesi ortopediche 3D per aiutare la popolazione keniana

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BQ Witbox 2 utilizzata per stampare protesi ortopediche 3D ben costruite, ma a costi bassissimi. Questa è una di quelle notizie che dà ancora più senso alle tue passioni.

La stampa 3D mi piace tantissimo, mi appassiona perché mi permette di buttare giù un progettino – aiutandomi con modelli già pronti – e vederlo prendere vita, forma tridimensionale. Conoscevo già gli utilizzi in campo medico della stampa 3D, spesso sfruttata per realizzare protesi ortopediche destinate a persone o animali. Ero convinta però che servissero stampanti costosissime, complicate da utilizzare. Pensavo fosse qualcosa “per pochi” insomma.

Una BQ Witbox 2 per produrre protesi ortopediche 3D da offrire alla popolazione del Kenya

Con mia grande sorpresa, mi sono imbattuta nella storia di un ragazzo spagnolo che ha utilizzato la sua BQ Witbox 2  (costa intorno ai 1500€, niente di inaccessibile considerando i prezzi di queste periferiche) per realizzare ben più di gadget e personaggi 3D. Guillermo Martínez è un ragazzo di Madrid dall’animo evidentemente nobile e con una sensibilità sopra la media.

Quando era ancora studente di ingegneria industriale, il giovane ha studiato la situazione del Kenya rendendosi conto che centinaia di migliaia di persone hanno subito l’amputazione di arti dovuta a malattie oppure incidenti. Le scarse risorse economiche portano ad utilizzare supporti di gesso a sostituzione della parte del corpo persa. Questo è decisamente pericoloso considerando la delicatezza del materiale e l’esposizione ad infestazioni batteriche.

Recensione BQ Witbox Go, la stampante 3D per tutti

Da qui, l’idea di Martínez possessore di una stampante BQ Witbox 2 ed appassionato di stampa 3D alle prime armi. Partendo da modelli trovati su Internet, facendo mille prove, è riuscito ad iniziare una produzione di protesi ortopediche 3D dal costo assolutamente irrisorio.

Guillermo si è recato in Kenya, nella regione Kabarneta, dove c’è l’orfanotrofio Bamba Proyect ed ha capito che il bisogno di protesi era molto più elevato di quanto pensasse. Il suo impegno è partito subito, prima con modelli presi da Internet e poi disegnandoli. Si è fatto spedire foto e richieste di aiuto ed è ritornato sul posto altre volte.

Attualmente, Martínez aiuta la popolazione keniana producendo arti superiori per chi ne ha bisogno, grazie a due stampanti Witbox 2. Si tratta di protesi che non hanno bisogno di interventi chirurgici, basta indossarle come faremmo con una maglia o dei guanti. Vorrebbe fare di più, velocizzare i tempi di progettazione e stampa e – soprattutto – riuscire a realizzare arti inferiori. Questi però sono molto più complessi perché devono sostenere l’intero peso corporeo. 

Ad ogni modo, velocizzare la stampa e la consegna degli arti è possibile. Il prossimo step sarà quello di portare una BQ Witbox 2 in Kenya, ma prima bisognerà affrontare un serio problema: la stabilità del flusso di corrente elettrica.

La stampa 3D è il futuro ed è già qui

Prima di approcciarmi a questo modo, ammetto che mi sembrava qualcosa di molto lontano da me. In realtà, mi sono resa conto che non è necessario essere dei progettisti e disegnatori pro per riuscire a creare. Le community online supportano alla grande anche chi ha appena iniziato. Soprattutto, ci sono strumenti su Internet che permettono di trasformare modelli 2D in 3D. Vi garantisco che la sensazione che si prova quando una creazione diventa “reale” è bellissima.

Se poi, come ha fatto Guillermo Martínez, ci si imbarca in un progetto che permette di aiutare così tanto il prossimo, allora posso solo immaginare come ci si senta. Spero che il progetto “Ayúdame3D” possa andare avanti e crescere come merita perché è lineare. Si, lineare: ha avuto l’idea, ha usato i mezzi che aveva a disposizione ed ha iniziato immediatamente ad aiutare. Niente giri, mega progetti complessi e tempi lunghi.

 

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Carla Stea
Recensore ed editor in ambito Tech, non ho ancora capito se è un lavoro o una passione. Il confine è sottile. Classe 1990, ho abbandonato le bambole prima di capire a cosa servissero realmente. Sono appassionata di tecnologia sin da piccolissima, mi divertiva qualsiasi cosa si azionasse premendo un bottone. Ho avuto il primo PC, il mitico Commodore 64, a 6 anni. Senza capirci nulla mi divertivo a ricopiare pagine e pagine di codici solo per veder apparire un'animazione. Crescendo ho imparato, rompendone tanti, come utilizzare al meglio computer e gadget tecnologici vari. Attualmente, scrivo articoli e produco videorecensioni per diversi siti web di informazione ricercando i contenuti più interessanti presenti dedicati all' high-tech.

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